|
L' associazione
I cavalli
Perchè aiutarli
Articoli stampa
Gallerie fotografiche
Transumanza novembre 2010
Album cartacei - Gadgets
|
|
Nel rigido inverno 2008-2009 due gruppi di
cavalli avelignesi (il gruppo della Mula ed il gruppo della Bionda), che
vivevano liberi sul Monte Bisbino sono scesi nei villaggi di Sagno
(Svizzera) e Rovenna (Italia) alla ricerca disperata di cibo. La
montagna era ricoperta da più di 1 metro di neve.
Diversi anni prima il loro proprietario, Signor Roberto Della Torre, che
possedeva l’Alpe Boecc in cima al Bisbino, era deceduto e i due branchi
sopravvissero in libertà sfidando ogni genere di difficoltà.
La discesa nei villaggi provocò molte rimostranze e si profilò il
pericolo che autorità insensibili sequestrassero gli splendidi animali
per ridurli in cattività o, peggio ancora, per spedirli al macello.
A questo punto si mossero molte organizzazioni e persone sensibili: da
parte italiana l’Associazione Aurora, la LAV, l’ENPA, Legambiente e da
parte svizzera gli Amici dei Camosci del Monte Generoso, L’ATRA, la SPAB
di Bellinzona. Da entrambi i lati molti volontari. Le Giacche Verdi
intelvesi chiamate dalla Comunità Montana intervennero per portare il
fieno al gruppo che era sceso a Rovenna mentre il gruppo che aveva
sconfinato a Sagno rischiò di morire di fame in quel rigido inverno.
Il sequestro di uno stalloncino a Rovenna, nell’estate del 2009, provocò
ampie reazioni. Alcuni giorni prima le autorità italiane competenti
avevano assegnato giuridicamente la proprietà dei cavalli alle eredi del
Della Torre e si temeva il peggio.
Qualche tempo più tardi fu emanato un decreto prefettizio che ne sanciva
l’intangibilità a fini commerciali o di pura e semplice eliminazione.
I gruppi di associazioni e persone riunitisi volontariamente cercarono
per mesi soluzioni pratiche indirizzate alla sopravvivenza dei cavalli e
alla risoluzione dei conflitti di vario genere sorti nei luoghi della
loro presenza.
I due gruppi (della Bionda, con 7 esemplari) e della Mula (con 11
esemplari) vennero costantemente monitorati ed assistiti da parte dei
volontari, nell’intento anche di difenderli di fronte alle azioni di
disturbo ed agli attacchi di proprietari del luogo che facevano di tutto
per allontanare i cavalli liberi del Bisbino dai pascoli e dagli alpeggi
di quel monte, con tentativi addirittura di eliminarli.
Il potente stallone del gruppo della Bionda, forse scacciato, perse
addirittura la vita in un burrone sul versante dirupato verso il Lago di
Como, sotto il Poncione di Laglio.
Finalmente grazie alla generosa disponibilità di una proprietaria del
luogo, un ampio terreno fu messo a disposizione dei cavalli ai Monti di
Lenno, sopra Rovenna e Moltrasio. Esso fu recintato e lì i due branchi
riuniti poterono passare in tranquillità parte dell’inverno 2009-2010 e
della primavera, ricevendo regolarmente il foraggio di fieno
(trasportato a cura delle Giacche Verdi e dei Lupi di Maslianico) e le
necessarie visite e cure sanitarie richieste dall’ASL di Como.
Il ritorno dei cavalli sulla cima del Bisbino si rivelò impossibile per
la mancanza di accordi sui pascoli e per tutta una serie di ostilità
verificatesi a più riprese sui luoghi.
Fu dunque indispensabile trovare un’altra
soluzione. Essa fu individuata grazie in special modo all’intervento
delle Giacche Verdi intelvesi, alla mediazione della Provincia e della
Comunità montana, nei pascoli alti della Valle d’Intelvi, sul versante
italiano del Monte Generoso.
Nel maggio 2010 potè aver luogo l’esperienza meravigliosa della
transumanza, durante la quale 22 cavalli, tra grandi e piccini, condotti
dalle Giacche Verdi e da esperti guidatori, e seguiti da un’ottantina di
volontari compirono in un giorno un viaggio di 30 chilometri su
mulattiere e sentieri, tra il Monte Bisbino e il Monte Generoso.
L’arrivo in tarda serata sugli splendidi pascoli di Pesciò e Squadrina,
sopra Orimento, fu un avvenimento emozionante, con tutti i cavalli sani
e salvi e senza il minimo incidente di percorso per nessuno.
Lassù i cavalli sono rimasti, muovendosi in libertà tra i verdi pascoli
di Squadrina-Pesciò, la piccola bolla sopra Orimento e i grandi prati in
pendio sotto le rocce del Baraghetto (vedi galleria fotografica).
Da allora sono nate ancora 2 bellissime puledre che porta a 6 il numero
di piccoli nati nel 2010.
I cavalli si
sono trovati benissimo su questi ricchi pascoli e non hanno accennato
minimamente a riprendere la strada del ritorno verso il Bisbino. A fine
novembre 2010 sono stati accompagnati al Pian delle Noci, in un ampio
recinto messo a disposizione dal Comune di Lanzo. Lì sono stati
foraggiati e accuditi durante tutto l’inverno dai numerosi volontari.
Il 26 marzo 2011 è
nata una puledrina di nome Stella, adottata dal comune italiano di
Lanzo. Nel corso della visita ai Bisbini del 12 aprile scorso i bambini
del comune ticinese di Breggia hanno deciso di adottare pure loro un
nascituro scegliendo il nome di Luna. E Luna, nata il giorno di Pasqua,
porta sulla fronte una macchia bianca che assomiglia proprio ad una
mezza luna. Pochi giorni dopo è nata Aleesha adottata da una signora
ticinese. Finalmente l’8 maggio i cavalli del Bisbino sono ritornati sui
bellissimi pascoli sotto la cima del Generoso e lì resteranno fino alla
fine di ottobre. Ad accompagnarli un centinaio di volontari ticinesi e
italiani. Il famoso istruttore Engadinese Urs Heer che già aveva
partecipato alla transumanza invernale e le Giacche Verdi a cavallo
precedevano e seguivano il branco guidandoli lungo il percorso in sella
ai loro cavalli.
Il giorno
successivo alla transumanza è nata un’altra bellissima puledrina
chiamata ZOE, e pochi giorni dopo è nato un maschietto di nome RUBINO.
Entrambi sono stati adottati. I cavalli resteranno sui bellissimi
pascoli sotto il Generoso fino a fine ottobre. Nel frattempo i volontari
stanno sistemando e pulendo il recinto, montando i ripari e facendo
migliorie alle mangiatoie.
La toccante storia dei cavalli del Bisbino appartenenti ad un contadino
deceduto 9 anni orsono e sopravvissuti sulla montagna in condizioni a
volte molto dure, si è conclusa felicemente anche sotto il profilo
legale. Dopo tante vicissitudini i cavalli hanno ora un padrone che si è
assunto competenze e responsabilità: L’ASSOCIAZIONE CAVALLI DEL BISBINO
ONLUS che conta ormai 300 membri tra ticinesi e italiani.
La preoccupazione principale riguarda ora gli aspetti finanziari.
Mantenere i cavalli costa, in special modo per i foraggiamenti invernali,
per le infrastrutture, per le visite sanitarie e per le assicurazioni.
Aiuti consistenti da parte delle autorità, delle istituzioni, di altre
associazioni e di privati saranno indispensabili per poter dare
continuità nel tempo alla nostra azione.
Per maggiori dettagli leggere la storia dei cavalli del Bisbino dal
titolo:
“Dall’emergenza dell’inverno 2008-2009 alla transumanza verso la
Valle d’Intelvi” redatta da Luigia Carloni.
Torna a inizio pagina
L' associazione
Siamo un’organizzazione
non lucrativa il cui scopo è occuparsi in tutte le forme necessarie
della salvaguardia del branco di magnifici cavalli avelignesi del Monte
Bisbino, meglio conosciuti come i Cavalli del Bisbino.
Il 29 maggio, a causa
di problemi di convivenza legati al territorio in cui erano sempre
vissuti, sono stati portati in transumanza sotto le falde del Generoso.
19 cavalli e 1 mula hanno percorso a piedi circa 30 chilometri
accompagnati da 80 volontari ed hanno raggiunto dopo 12 ore il
territorio loro assegnato.
Scopo dell’associazione
è di permettere a questo gruppo di cavalli di continuare a vivere una
vita serena e in tranquillità, liberi durante la bella stagione e
accolti in un ampio recinto e foraggiati durante i mesi invernali.
Vivere allo stato
selvaggio tutto l’anno, oltre a non essere possibile per legge,
creerebbe grossi problemi Al contrario, una vita allo stato semi-brado,
liberi di pascolare sui bellissimi prati dell’Alpe Squadrina-Pesciò poco
sotto la cima del Generoso e costantemente seguiti dai numerosi
volontari dell’associazione, permetterà ai cavalli di trascorrere una
vita serena.
Torna a inizio pagina
Il Comitato
Il comitato direttivo è composto da:
| |
|
| Presidente: |
Lietti Mariachiara |
| Vice-presidente: |
Carloni Luigia |
| |
|
| Membri: |
Caccia Massimo |
| |
Carloni Tita |
| |
Marelli Marco |
| |
Mazza Francesco |
| Segretaria |
Serritiello Rita |
| |
|
|
|
Torna a inizio pagina
I nostri cavalli
Torna a inizio pagina
La
loro storia fino alla transumanza del 29 maggio 2010
Di Luigia Carloni
DALL’EMERGENZA DELL’INVERNO DEL 2009
ALLA TRANSUMANZA VERSO LA VALLE D’INTELVI - DI LUIGIA CARLONI
Da gennaio del 2009 ho seguito regolarmente i due
gruppi dei Cavalli del Bisbino, scoprendo ed ammirando il comportamento
di questi magnifici animali, la loro conoscenza del territorio e la loro
straordinaria vita di gruppo. La loro storia è stata seguita da numerosi
giornali, da riviste, da televisione e radio del Ticino, della Svizzera
interna e della vicina Italia ed ha commosso e incuriosito numerose
persone.
La vicenda dei cavalli del Bisbino è balzata agli occhi dell’opinione
pubblica, con un lungo articolo apparso sul quotidiano La Provincia del
10 gennaio 2009.
Vi si leggeva che un gruppo di 11 cavalli affamati, guidati da una mula,
era sceso a Rovenna, un paese poco sopra Cernobbio, mangiando
addirittura i fiori del cimitero. Vi si leggeva inoltre che questi
cavalli erano appartenuti ad un contadino del posto, Roberto della
Torre, deceduto sei o sette anni prima, lasciando una situazione
ereditaria piuttosto confusa.
Questo contadino aveva sempre tenuto i cavalli in una condizione di
semi-libertà accudendoli unicamente durante il periodo invernale. Dopo
la sua morte gli animali erano sopravvissuti sulla montagna senza creare
particolari problemi e facendo solo sporadiche apparizioni a Rovenna.
Con le abbondanti nevicate dell’inverno 2009 erano però scesi nei paesi
sottostanti, alla ricerca disperata di cibo.
A questo punto alcune persone ed associazioni del posto si erano
mobilitate chiedendo aiuto alla Comunità montana. Questa a sua volta
allarmava subito la protezione civile a cavallo, le Giacche Verdi, che
hanno portato il fieno agli animali stremati dalla fame.
Il Comune di Cernobbio e lo stesso presidente della Comunità montana
dichiaravano però che i cavalli, potenzialmente pericolosi, andavano
catturati e trasferiti in luogo sicuro. Inoltre vista la situazione
confusa della proprietà ventilavano addirittura l’ipotesi del sequestro
da parte della magistratura.
A quel punto numerose associazioni ambientaliste ed animaliste si
sollevavano chiedendo che i cavalli venissero lasciati liberi.
Apparivano addirittura nella stampa prese di posizione di personalità
importanti come Fulco Pratesi del WWF, di Giorgio Celli noto etologo, di
un biologo esperto di cavalli come Francesco di Giorgio, di associazioni
italiane e ticinesi come la LAV, Legambiente, l’Associazione Aurora,
l’ENPA, L’ATRA. Tutti dichiaravano che i cavalli dovevano rimanere
liberi nel loro ambiente naturale dove erano vissuti in questi anni
dimostrando di essere animali forti e resistenti, in grado di procurarsi
il cibo anche in condizioni molto difficili.
Nel frattempo, sempre nel gennaio del 2009, si parlava di altri cavalli
vaganti sulla montagna, ma nessuno sapeva né quanti fossero, né dove si
trovassero, fino al momento in cui alcuni esemplari arrivarono a Sagno,
alla ricerca di cibo. E anche lì iniziarono le polemiche. Il sindaco
minacciava addirittura di sequestrare i cavalli e di tradurli a
Bellinzona.
A fine febbraio il prefetto di Como decretava la libertà degli animali
in attesa che fosse chiarito il contenzioso sull’eredità. Lo stesso
presidente della Comunità montana accettava di buon grado la decisione
del giudice, formulando l’auspicio che i cavalli venissero controllati
periodicamente dal profilo sanitario.
Sul fronte svizzero il sindaco di Sagno ribadiva però le sue minacce
anche perché i cavalli erano scesi di nuovo in paese. A quel punto
numerose associazioni ticinesi intervenivano con un appello pubblico
chiedendo misure concrete per foraggiare i cavalli lontano dagli
abitati, in inverni particolarmente rigidi e auspicando un accordo tra
autorità ed associazioni svizzere ed italiane.
Un primo incontro tra il Municipio di Sagno e ben 7 associazioni ebbe
luogo il 20 marzo 2009. In quell’occasione il sindaco mostrò un
atteggiamento meno intransigente, chiedendo però che fosse definita la
proprietà, che fosse fatto un censimento completo dei cavalli e
un’indagine sul territorio.
Mentre il gruppo della Mula veniva avvistato più volte sopra Rovenna e
lungo la strada del Bisbino, non v’era traccia alcuna dei cavalli che
avevano sconfinato a Sagno.
A metà marzo alcuni membri della nostra associazione partendo proprio da
Sagno perlustrarono per 3 giorni tutta la zona del Bisbino sul versante
svizzero e italiano, interrogando passanti e abitanti di cascine e di
rustici. Il proprietario di una casa di Piazzola ci segnalava che i
cavalli, stremati dalla fame e dall’abbondanza di neve, si erano
rifugiati in una stalla diroccata per un intero mese rischiando di
morire. Pare che per sopravvivere avessero mangiato addirittura i loro
stessi escrementi.
Il terzo giorno, facendo il percorso di Bedola, ci fu segnalato che i
cavalli erano risaliti sul Bisbino. E lì abbiamo visto per la prima
volta il gruppo della Bionda, la magnifica cavalla capobranco e il suo
puledro appena nato. Il gruppo era composto di 7 cavalli ed aveva al
seguito uno stallone maestoso.
Abbiamo capito in quel momento che i gruppi erano due e che durante
l’inverno avevano comportamenti territoriali molto diversi. Il gruppo
della Bionda frequentava principalmente il versante che dal Bisbino si
spinge verso Pievenello, Piazzola e quindi verso Sagno mentre il gruppo
della Mula aveva il suo territorio sul versante di Cernobbio e di
Moltrasio.
Con l’arrivo della primavera i gruppi raggiungevano la cima del Bisbino
dividendosi i pascoli di Sella Cavazza, dell’Alpe Böcc e dei prati
dietro la chiesa. L’acqua della fontana subito dietro l’alpe, era
abbondante.
I due branchi non si incontravano mai anche se spesso si scambiavano il
territorio. Gli stalloni vigilavano sui loro rispettivi gruppi senza che
ci fosse uno scontro diretto tra i due.
All’inizio di giugno un giovane maschio venne espulso dal branco della
Mula e scese a Rovenna. Lo si vedeva spesso sotto un pino, vicino alla
chiesa oppure lungo la strada, in compagnia di alcuni bambini che lo
avevano soprannominato Pupi.
A luglio i due gruppi scomparvero dal Bisbino forse per mancanza di
acqua. La grande fontana dell’Alpe Böcc cominciava ad essere asciutta.
A metà luglio, percorrendo la dorsale che dal Bisbino conduce al Sasso
Gordona, scoprimmo che i cavalli si erano spinti fino al San Bernardo e
all’Alpe di Carate, dove una grande bolla d’acqua è alimentata
costantemente da una sorgente.
A inizio agosto venne assegnata la proprietà dei cavalli da parte della
magistratura e pochi giorni dopo il giovane stallone Pupi, venne
catturato a Rovenna, caricato su un camion e trasferito in un maneggio
di Varese.
Si temeva fortemente che anche gli altri cavalli potessero seguire la
stessa sorte. Vi furono manifestazioni e articoli sui giornali. Tutte le
associazioni si mobilitarono.
A fine agosto i cavalli ritornarono al Bisbino, forse cacciati dai
contadini. Vi rimasero poco anche perché i prati erano secchi e la
fontana ormai completamente asciutta e ritornarono quindi all’Alpe di
Carate e al San Bernardo.
Un giorno ci capitò di assistere terrorizzati alla cacciata del gruppo
della Mula da parte di 4 contadini. I cavalli vennero spinti con
violenza nella ripida valle sottostante l’Alpe di Carate col pericolo
che si rompessero le gambe.
Due o tre giorni dopo il gruppo della Mula faceva la sua apparizione a
Rovenna, in forte anticipo rispetto agli anni passati. Da settembre
questo gruppo farà la spola tra Rovenna e la cima del Bisbino, quasi
sempre sulla strada, tentando di entrare nei prati di qualche alpeggio.
I cavalli venivano spesso cacciati e divisi.
Il gruppo della Bionda rimase invece in quota. Il 30 ottobre lo
fotografai per l’ultima volta all’ Alpe di Carate, accompagnato dal suo
stallone.
A fine novembre la Bionda, con le sue puledre ed una cavalla anziana
ritornavano al Bisbino. Mancavano però due femmine e mancava lo
stallone.
Ebbi un brutto presentimento perché uno stallone non abbandona mai le
proprie femmine.
Purtroppo passavano le settimane e dei cavalli scomparsi nessuna
traccia. A inizio dicembre, con le prime nevicate, le 4 cavalle
superstite scesero a Pievenello. Vi rimarranno pochi giorni perché
furono ricacciate sul Bisbino dai soliti contadini.
Intanto iniziavano a circolare voci secondo cui alcuni cavalli sarebbero
precipitati in un burrone sotto il San Bernardo e il 12 dicembre avverrà
la macabra scoperta. Lo stallone viene trovato morto in un dirupo. Ci
sembrava strano che un cavallo così forte e pieno di vita, nato e
cresciuto libero in quei luoghi, fosse precipitato da solo nel versante
più scosceso che scende verso il lago.
Le due cavalle ritenute scomparse per fortuna furono ritrovate nella
zona alcune settimane più tardi e ricondotte all’interno del gruppo.
È interessante notare come la Bionda, rimasta sola, avesse assunto il
doppio ruolo di capobranco e di sentinella, funzione quest’ ultima che
viene svolta dallo stallone.
Intanto la neve scendeva abbondante sul Bisbino. La Bionda e il suo
gruppo rimanevano sul monte avvistate più volte vicino all’Alpe Böcc e a
Sella Cavazza. A metà gennaio scesero di nuovo a Pievenello.
Il gruppo della Mula invece lo si vedeva spesso sopra Rovenna, ai Monti
di Lenno oppure a Madrona che è un piccolo nucleo di rustici lungo la
strada del Bisbino.
Poi finalmente fu trovata una soluzione. A gennaio l’ampio terreno ai
Monti di Lenno, messo gentilmente a disposizione dai proprietari, è
stato recintato da un gruppo di volontari con il sostegno della
Provincia e il gruppo della Mula che già stazionava in zona venne
riunito nel recinto il 23 gennaio.
Il giorno dopo, a nostra insaputa, qualcuno accompagnerà il gruppo della
Bionda da Pievenello ai Monti di Lenno, facendo chiaramente capire che i
cavalli non possono pascolare liberamente sui prati, nemmeno in inverno.
Da gennaio, grazie ai fondi raccolti dalle associazioni in Ticino e in
Italia, i cavalli sono stati regolarmente foraggiati e accuditi dai
volontari che spesso si recavano sul posto a ripulire il terreno.
Inoltre sono state eseguite tutte le analisi sanitarie previste dalla
legge.
Purtroppo ben 3 volte ignoti hanno rotto il recinto lasciando uscire i
cavalli. In due occasioni siamo riusciti a recuperarli ma il 30 aprile
scorso, forse attratti dall’erba fresca, sono risaliti al gran galoppo
sul Bisbino Sabato 1. maggio li abbiamo avvistato poco sotto la cima e
la sera stessa i cavalli si sono spinti fino all’Alpe di Carate, alpe
dove spesso sono stati scacciati e dove lo stallone è morto precipitando
nel burrone sotto il Colmegnone.
Grazie all’intervento dei volontari i cavalli sono stati recuperati e
riportati momentaneamente all’Alpe Böcc, dove sono rimasti fino al 29
maggio quando un’ottantina di persone, tra ticinesi e italiani, dalle
sei del mattino alle otto di sera hanno compiuto l’attesa e difficile
transumanza dalla cima del Monte Bisbino all’Alpe Squadrina appena
trecento metri sotto il Monte Generoso, sul versante italiano.
L’organizzazione era affidata alle Giacche Verdi ed alla protezione
civile italiana di Ronago.
Volontari precedevano i cavalli, mettendosi nei punti critici, gli
esperti spingevano i cavalli e giovani su motocross impedivano che gli
animali si disperdessero nei boschi o sui prati rendendo impossibile la
transumanza.
Del gruppo di venti cavalli facevano parte anche quattro puledrini, di
cui uno appena nato e ancora traballante sulle gambe. Tutti quanti hanno
percorso i difficili trenta chilometri su mulattiere e sentieri montani.
Nessun cavallo si è fatto male e i puledrini hanno mostrato una
resistenza davvero straordinaria. Qualche sosta intermedia (a Pian delle
Alpi, nella bella piana di Orimento) ha permesso agli animali di bere,
rifocillarsi e riprendere poi con lena il difficile cammino. Questo si è
concluso magnificamente verso le 20.00 sui grandi prati degli alpi di
Pesciò e Squadrina, cosparsi di narcisi e delle prime genziane, in un
ambiente naturale meraviglioso appena sotto i bastioni rocciosi del
Monte Generoso.
Lassù i cavalli resteranno in libertà fino al prossimo inverno quando
saranno nuovamente raccolti e condotti al Pian delle Noci (Lanzo
d’Intelvi) per passare, nutriti ed accuditi, la brutta stagione.
Luigia Carloni, 4 giugno 2010
Torna a inizio pagina
Perchè aiutarli ?
I cavalli sono di esclusiva proprietà
dell’associazione la quale deve far fronte a numerose spese come quelle
relative ai controlli sanitari, all’affitto dell’alpeggio, all’acquisto
del fieno per la stagione invernale, alle assicurazioni RC. Un
contributo in loro favore aiuta l’associazione a mantenere i cavalli nel
lungo periodo. Infatti l’impegno preso non si limita ad un breve lasso
di tempo ma si protrarrà negli anni a venire.
I cavalli, se potessero parlare, non finirebbero di ringraziare coloro
che anche con poco li aiuta a restare liberi e uniti.
Torna a inizio pagina
Associazioni amiche dei Cavalli del Bisbino
Un ringraziamento lo si deve a tutte quelle
associazioni e a quelle persone che hanno avuto un ruolo fondamentale
per la salvaguardia dei cavalli del Bisbino, contribuendo con il loro
impegno e il loro lavoro per la soluzione dei numerosi problemi pratici
e istituzionali che si presentavano di volta in volta, soprattutto prima
della nascita dell’associazione. Grazie a questo contributo ha potuto
nascere l’associazione Cavalli del Bisbino ONLUS, ora proprietaria e
responsabile dei cavalli.
Ecco l' elenco delle associazioni amiche:
Torna a inizio pagina
Articoli stampa
e sul web,
trasmissioni radio e televisive
La stampa italiana e quella svizzera ma
anche la televisione e la rete, hanno dedicato pagine, parole e immagini
alla travagliata storia dei cavalli del Bisbino, scrivendo e raccontando
le loro vicende e il lungo percorso che ha portato alla situazione
attuale.
Dopo aver vagato per
anni senza che nessuno li accudisse ora i cavalli del Bisbino hanno
qualcuno che si occupa di loro e che racconta la loro storia.
Impossibile raccoglierli tutti, molti
giornali, riviste, TV hanno raccontato sulla vicenda. Ci limitiamo a
segnalare alcuni articoli a conferma dell' interesse suscitato a
salvaguardia di questi magnifici animali.
Torna a inizio
pagina
Statuto dell' Associazione Cavalli del Bisbino ONLUS
-
SCARICA in formato PDF
Art. 1
– Ai sensi delle disposizioni vigenti, è costituita un’associazione
sotto la denominazione: "Cavalli del Bisbino Onlus".
L’associazione si obbliga all’uso, nella denominazione e in qualsivoglia
segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico, della locuzione
“organizzazione non lucrativa di utilità sociale” o dell’acronimo “ONLUS”,
secondo il D. Lgs. N°460/97 art.10, comma 1, lettera i).
Art. 2
- La ONLUS non ha fini di lucro e persegue esclusivamente finalità di
solidarietà sociale. L’associazione in particolare si propone di
tutelare e provvedere al mantenimento dei cavalli che verranno ad essa
affidati o ceduti e di salvaguardare la libertà, il benessere degli
stessi e l’integrità dei branchi, rispettando le norme sanitarie e di
sicurezza in vigore.
La
ONLUS potrà altresì svolgere tutte le attività connesse al proprio scopo
istituzionale, nonché tutte le attività accessorie. La ONLUS comunicherà
l'oggetto della propria attività entro 30 giorni alla direzione
regionale delle entrate del Ministero delle finanze competente. Alla
medesima direzione sarà altresì comunicata ogni modifica successiva che
comporti la perdita della qualità di ONLUS.
Art. 3
- La ONLUS ha sede in Via Gianfranco Caniggia, 5 22100 Como.
Art. 4
- Il patrimonio è costituito:
a) dai beni mobili ed immobili che diverranno di proprietà
della ONLUS;
b) da eventuali fondi di riserva costituiti con le eccedenze di
bilancio;
c) da eventuali erogazioni, donazioni e lasciti.
Le entrate della ONLUS sono costituite:
a) dalle quote associative;
b) dal ricavato dall'organizzazione di manifestazioni o
partecipazione ad esse;
c) da ogni altra entrata che concorra ad incrementare l'attivo
sociale (fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche occasionali
anche mediante offerte di beni di modico valore; contributi corrisposti
da amministrazioni pubbliche
I fondi sono depositati presso Istituti di Credito stabiliti dal
Consiglio.
Le firma depositate presso tali Istituti saranno quelle del Presidente,
del Vice Presidente e del Tesoriere.
In caso di scioglimento della ONLUS, per qualunque causa, il patrimonio
sarà devoluto ad altra organizzazione non lucrativa di utilità sociale o
ai fini di pubblica utilità, sentito l'organismo di controllo di cui
all'art. 3 comma 190 della legge 23 dicembre 1996 n. 662 e successive
modifiche, salvo diversa destinazione imposta dalla legge vigente al
momento dello svolgimento. Il contributo associativo è annuale,
intrasmissibile, ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e non è
rivalutabile.
Art. 5
- Sono soci dell’Associazione le persone o gli enti la cui domanda di
ammissione sia accettata dal Consiglio Direttivo e che verseranno,
all'atto dell'ammissione, la quota di associazione che verrà annualmente
stabilita dal Consiglio stesso.
I soci si distinguono nelle seguenti categorie:
- soci fondatori (firmatari all’atto di costituzione dell’Associazione);
- soci ordinari (persone fisiche interessate alle attività ed agli scopi
previsti dallo Statuto ed appartenenti alle aree di competenza);
soci sostenitori (Istituti, Enti, Società, persone fisiche che
sostengono moralmente e materialmente le attività dell’Associazione);
- soci onorari e benemeriti (Istituti, Enti, Società, persone fisiche
che si sono distinti per impegno e generosità);
- soci giovani (persone di età inferiore ai 18 anni).
I soci che non avranno presentato per iscritto le loro dimissioni entro
il 31 dicembre di ogni anno saranno considerati soci anche per l'anno
successivo ed obbligati al versamento della quota annuale di
associazione.
I soci avranno diritto di frequentare i locali sociali e di utilizzare
le eventuali strutture, senza tuttavia modificarne la naturale
destinazione. Tra i soci vige una disciplina uniforme del rapporto
associativo e delle modalità associative. È espressamente esclusa ogni
limitazione in funzione della temporaneità della partecipazione alla
vita associativa. La qualità di socio si perde per decesso, dimissioni e
per morosità o indegnità; la morosità e la indegnità sono sancite
dall'assemblea dei soci.
Per indegnità si intende l’aver diffuso, con ogni mezzo, notizie, l’aver
commesso atti tali da ledere il prestigio dell’Associazione o del
Consiglio Direttivo o che si pongano in conflitto con le delibere
assunte o con il presente Statuto oppure azioni che, anche senza dolo,
abbiano causato all’Associazione danni economici o particolari
difficoltà gestionali.
Art. 6
- L'esercizio si chiude al 31 dicembre di ogni anno. Entro 90 giorni
dalla fine dell’esercizio il Presidente del Consiglio Direttivo
predispone il bilancio, che dovrà essere approvato dall'Assemblea dei
soci. Verrà altresì sottoposto all'approvazione dell'Assemblea il
bilancio preventivo dell'esercizio in corso.
Gli utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale non
verranno distribuiti, neppure indirettamente, durante la vita della
ONLUS, salvo che la destinazione o distribuzione non siano imposte dalla
legge, e pertanto saranno portati a nuovo ed utilizzati dalla ONLUS per
i fini perseguiti.
Art. 7
- L'associazione è amministrata da un Consiglio Direttivo composto da
sette membri eletti dall'assemblea dei soci per la durata di tre anni.
In caso di dimissioni o decesso di un Consigliere, il Consiglio provvede
alla sua sostituzione temporanea alla prima riunione utile, chiedendo la
ratifica o una nuova nomina alla successiva assemblea. Il Consigliere
subentrante rimane in carica per la durata residua del mandato. Il
Consiglio nomina al suo interno un Vice Presidente, che assume i poteri
del Presidente in caso di assenza o impedimento, e un Segretario. Le
cariche sociali sono gratuite, fatto salvo il diritto al rimborso delle
spese effettivamente sostenute e documentate nell’interesse
dell’Associazione.
Il Consiglio si
riunisce:
a) ogniqualvolta il Presidente lo ritenga necessario;
b) quando ne sia fatta richiesta da almeno tre dei suoi membri;
c) comunque almeno una volta all'anno per deliberare in ordine al
bilancio e all'ammontare della quota sociale.
Per la validità delle
deliberazioni occorrono la presenza effettiva della maggioranza dei
membri del Consiglio e il voto favorevole della maggioranza dei presenti;
in caso di parità prevale il voto di chi presiede. Il Consiglio è
presieduto dal Presidente o, in sua assenza, dal Vice Presidente; in
assenza di entrambi, dal più anziano di età dei presenti. Il Consigliere
che, senza giustificazione, mancasse ad almeno tre sedute consecutive
potrà essere considerato decaduto dalla carica. Delle riunioni del
Consiglio si redige il relativo verbale su apposito registro,
sottoscritto dal Presidente e dal Segretario.
Alle riunioni possono essere invitati a partecipare esperti esterni e
rappresentanti di eventuali sezioni interne di lavoro.
Il Consiglio:
1. cura la gestione ordinaria e straordinaria dell'associazione;
2. redige i bilanci e li presenta all'assemblea;
3. compila il regolamento per il funzionamento dell'associazione.
Il Presidente:
- rappresenta legalmente l'associazione nei confronti dei terzi e in
giudizio e cura l'esecuzione dei deliberati dell'assemblea dei soci;
- è autorizzato ad eseguire incassi e accettazione di donazioni di ogni
natura a qualsiasi titolo da Pubbliche Amministrazioni, Enti e privati;
- attua la gestione determinata dal Consiglio, impiegando le risorse
messe a disposizione dal Tesoriere;
- ha la facoltà di nominare avvocati e procuratori nelle liti attive e
passive riguardanti l’Associazione davanti a qualsiasi Autorità
Giudiziaria e Amministrativa;
- convoca e presiede le riunioni dell’Assemblea e del Consiglio;
- in caso di necessità e di urgenza assume i provvedimenti di competenza
del Consiglio, sottoponendoli a ratifica nella prima riunione successiva.
Il Tesoriere:
- amministra i fondi a disposizione dell’Associazione ed è responsabile
della loro corretta gestione;
- propone al Consiglio le iniziative di politica finanziaria e può
chiedere pareri sul qualsiasi iniziativa di carattere finanziario.
Art. 8
- L'Assemblea, regolarmente costituita, rappresenta la universalità dei
soci e le sue deliberazioni, prese in conformità alla legge e al
presente Statuto, obbligano tutti i soci, ancorché non intervenuti o
dissenzienti.
I soci devono essere
convocati in assemblea dal consiglio almeno una volta all'anno, mediante
comunicazione scritta, anche a mezzo di posta elettronica e di telefax,
diretta a ciascun socio, contenente l'ordine del giorno, almeno 15
giorni prima di quello fissato per l'adunanza.
L'Assemblea deve pure
essere convocata su domanda motivata e firmata da almeno un decimo dei
soci. L'Assemblea può essere convocata anche fuori della sede sociale,
purché in Italia.
Entro il mese di
novembre di ogni anno, l'Assemblea si deve riunire, in seduta ordinaria,
per deliberare sul bilancio, sugli indirizzi, sul programma di attività
proposta dal Consiglio, sulla nomina del Presidente, del Tesoriere e dei
membri del Consiglio Direttivo; in seduta straordinaria, per deliberare
sulle modifiche dell'atto costitutivo e dello statuto.
Hanno diritto di voto tutte le persone maggiori di 18 anni, registrate
nell’albo dell’Associazione e in regola con il pagamento della quota
annuale.
Ogni socio ha diritto ad un voto. I soci possono farsi rappresentare da
altri soci; è consentito un massimo di tre deleghe per socio.
Tutte le votazioni dell’Assemblea, salvo diversa disposizione statutaria,
sono prese a maggioranza dei votanti. Per l’approvazione delle modifiche
statutarie è necessario il voto favorevole dei tre quarti dei presenti.
Le modifiche obbligano tutti i soci.
L'assemblea è presieduta dal Presidente del Consiglio oppure, in caso di
sua assenza, da un socio nominato dall'assemblea. Il Presidente
dell'assemblea nomina un segretario. Spetta al Presidente dell'assemblea
la verifica della regolarità delle deleghe. Delle riunioni
dell’assemblea si redige un verbale sottoscritto dal Presidente e dal
Segretario. Le assemblee sono validamente costituite e deliberano con le
maggioranze previste dall'art. 21 del Codice civile.
Tutte le riunioni dell’Assemblea si svolgono in seduta riservata, salvo
diversa decisione di chi le presiede.
Art. 9
- Lo scioglimento dell'associazione è deliberato dall'assemblea, la
quale provvede alla nomina di uno o più liquidatori e delibererà in
ordine alla devoluzione dell'eventuale patrimonio ad altra ONLUS
operante in analogo settore.
Art. 10
- Per tutto quanto non disciplinato dal presente statuto si fa rinvio
alle disposizioni di legge speciali e a quelle del Capo II e III del
Titolo II del Libro I del Codice civile.
Questo statuto è
composto da n°10 articoli disposti su 4 pagine.
Approvato a Como il
giorno 5 marzo 2010
Il Presidente
(Mariachiara Lietti) Il
Segretario (Patricia Rossini)
Torna a inizio
pagina
|
|
Il comitato
La loro storia
Importante sapere...
VIDEO
Video Damaris Su
Youtube
Statuto
dell' Associazione
Link sostenitori:
ADESIVO DELL ASSOCIAZIONE CLICCA
QUI |